
Cosa c’è sotto? No-Dig: costruire senza scavare
02.02.2026Agrivoltaico: l’alleanza tra energia rinnovabile e agricoltura sostenibile

Ovvero, produrre energia senza consumare suolo
La diffusione delle energie rinnovabili si trova a fronteggiare continue sfide e a inividuare strategie di equilibrio tra la domanda energetica in continua crescita, e la riduzione degli impatti ambientali.
Tra queste, la necessità di incrementare la produzione di energia pulita senza gravare sul consumo di suolo: è questo il contesto in cui l’agrivoltaico si sta affermando come una delle soluzioni più interessanti, perché consente di integrare impianti fotovoltaici e attività agricole, mantenendo attiva la funzione produttiva dei terreni.
A differenza dei sistemi tradizionali a terra, gli impianti agrivoltaici sono progettati per permettere la coesistenza tra pannelli e coltivazioni. Le strutture vengono sollevate dal suolo e disposte in modo da garantire il passaggio dei mezzi agricoli, un adeguato irraggiamento per le colture e la continuità delle lavorazioni, riducendo al minimo l’impatto sul territorio.
Un mercato in crescita e un quadro normativo in evoluzione
Dopo aver superato la fase sperimentale, l’agrivoltaico sta entrando in una dimensione industriale più strutturata. Secondo quanto emerso nel corso della recente Giornata dell’Agrivoltaico promossa da ANIE Rinnovabili, in Europa sono già operativi oltre 200 progetti per una capacità complessiva superiore a 15 GW, distribuiti in almeno dieci Paesi; l’Italia può essere considerata un “faro” nel panorama internazionale: nei primi nove mesi del 2025, sono stati sviluppati oltre 11,5 GW di progetti agrivoltaici, con esempi di configurazioni “elevate”, considerate più compatibili con l’attività agricola.
Anche il quadro normativo sta evolvendo: l’introduzione di una definizione normativa specifica nell’ambito del cosiddetto “Decreto Transizione” (DL 175/2025) e l’ipotesi di una certificazione dedicata per gli impianti agrivoltaici rappresentano elementi chiave per dare maggiore certezza agli operatori e facilitare l’accesso alle autorizzazioni e incentivi.
Progettazione integrata e aspetti tecnici
La realizzazione di un impianto agrivoltaico richiede un approccio progettuale integrato, che tenga conto sia della produzione energetica sia delle condizioni agronomiche. Altezza delle strutture, orientamento dei moduli, distanza tra le file e gestione dell’ombreggiamento devono essere calibrati in funzione delle colture e delle caratteristiche del sito: alle nostre latitudini le inclinazioni intorno ai 30° rappresentano il compromesso ideale tra rendimento fotovoltaico e gestione dello spazio agricolo.
Fondamentale è anche la fase di esercizio e manutenzione: gli impianti devono garantire accessibilità, sicurezza operativa e continuità di funzionamento, senza interferire con le attività agricole. In questo senso, le competenze tecniche e conoscenza del territorio giocano un ruolo decisivo.
Un futuro in cui energia e terra crescono insieme
In un Paese come l’Italia, dove la tutela del territorio è una priorità, questo modello risponde alle esigenze di sostenibilità ambientale e di sviluppo energetico. Le prospettive al 2030 indicano una possibile crescita fino a 7,7 GW di agrivoltaico “elevato”, con benefici economici stimati in oltre 11 miliardi di euro tra valore diretto, indotto e impatti ambientali positivi.
Più che una semplice tecnologia, l’agrivoltaico può rappresentare un nuovo modo di pensare le infrastrutture energetiche: sistemi capaci di integrarsi con il paesaggio, l’agricoltura e le comunità locali, in un equilibrio piuttosto delicato.

